Rapporto Annuale 2025
Editoriale
Stimati membri,
gentili signore ed egregi signori,
il 2025 è stato un anno che ha dimostrato senza pietà la vulnerabilità delle piccole economie nazionali aperte. La politica di potere globale, i conflitti militari e commerciali e la tendenza all’isolamento pongono la Svizzera di fronte a delle sfide.
In questo contesto di volatilità, le relazioni con l’Unione europea e il rinnovo dei Bilaterali rivestono un’importanza fondamentale. Solo mantenendo regole chiare e affidabili possiamo garantire l’accesso al nostro partner commerciale più importante e creare la necessaria sicurezza di pianificazione per aziende e posti di lavoro. Altrettanto importante è che la Svizzera intrattenga accordi commerciali e di cooperazione con il maggior numero possibile di partner, per essere ampiamente diversificata e resiliente.
Allo stesso tempo, nel nostro paese si registrano crescenti tensioni a causa dell’aumento dei costi, della regolamentazione e della burocrazia, e questo sta diventando un freno. Inoltre, alcuni ambienti considerano lo Stato come un self-service e la ridistribuzione come il primo obiettivo.
Nell’ambito della previdenza per la vecchiaia, l’AVS attende ancora una riforma duratura, ma non osa mai compiere interventi duri ma necessari. Anche la carenza strutturale di manodopera rimane una sfida per i datori di lavoro. Un ruolo centrale è svolto da un migliore sfruttamento del potenziale interno, ma questo da solo non basta a colmare le carenze di manodopera. L’economia continuerà anche in futuro a dipendere dall’immigrazione legata al mercato del lavoro.
La Svizzera ha poca influenza sugli sviluppi globali, ma a livello nazionale spetta a noi assumerci le nostre responsabilità, fissare priorità e plasmare il futuro con lungimiranza. I datori di lavoro sono disposti a dare il loro contributo.
Vi ringraziamo per l’interesse e vi auguriamo una piacevole lettura.


Severin Moser
Presidente

Roland A. Müller
Direttore
Particolare attenzione
Perché la via bilaterale resta quella giusta per i datori di lavoro
La via bilaterale non è mai stata comoda, ma si è sempre dimostrata valida per la Svizzera, perché predilige il pragmatismo al posto delle ideologie e la capacità di coniugare apertura e autonomia. I Bilaterali III mirano a rinnovare questo modello di successo e ad adeguarlo alle realtà economiche attuali. L’Europa è il partner più importante della Svizzera: oltre il 40% delle nostre esportazioni è diretto verso l’UE e circa un milione di posti di lavoro dipendono direttamente o indirettamente da essa. I Bilaterali garantiscono l’accesso al mercato interno, rafforzano gli investimenti e l’innovazione e aiutano a far fronte alla carenza di manodopera qualificata. Tuttavia, gli accordi esistenti sono obsoleti e rischiano di essere erosi se non vengono rinnovati. Il nuovo pacchetto apporta maggiore stabilità, chiarezza giuridica e sicurezza di pianificazione, a fronte di rischi gestibili e controllabili. Valutando con obiettività opportunità e rischi ci si rende conto che i vantaggi dei Bilaterali III superano gli svantaggi e creano un contesto prevedibile per l’economia e i posti di lavoro in Svizzera.
Perché la via del bilateralismo resta quella giusta per i datori di lavoro
La via bilaterale non è mai stata facile, ma da quando l’abbiamo intrapresa si è sempre rivelata quella giusta. È sinonimo di pragmatismo anziché ideologia e significa offrire alla nostra piccola economia nel cuore dell’Europa le migliori condizioni possibili. I Bilaterali III mirano a rafforzare e rinnovare queste fondamenta.
Per la Svizzera, l’Europa non è solo un semplice vicino, ma il partner economico più stretto. Oltre il 40% di tutte le esportazioni svizzere è destinato all’Unione europea e circa un milione di posti di lavoro nel nostro paese dipendono direttamente o indirettamente da questo commercio, dalla società finanziaria di Zurigo ai costruttori di macchine nella valle del Reno sangallese fino alla manifattura orologiera del Giura. Non solo l’UE è il nostro partner commerciale più importante, ma le aziende svizzere sono da tempo parte integrante delle catene di fornitura transfrontaliere europee.
Il modello di successo dei «Bilaterali» deve essere rinnovato
Questa realtà costituiva già 25 anni fa la base della via bilaterale, la soluzione pragmatica che coniuga apertura e autonomia e consente alla Svizzera di accedere al mercato interno europeo senza dover rinunciare alla propria autonomia politica. I Bilaterali rappresentano una grande storia di successo per la Svizzera, perché garantiscono l’accesso al mercato, aiutano a contrastare la carenza di personale qualificato, promuovono gli investimenti e l’innovazione. Tutti questi fattori sono decisivi per le imprese del nostro paese. Tuttavia, gli accordi bilaterali finora conclusi tra la Svizzera e l’UE sono ormai obsoleti e, senza un nuovo accordo, quelli in essere verrebbero erosi.
Un’economia ben funzionante e in espansione presenta una maggiore necessità di manodopera qualificata estera e viceversa
I Bilaterali III offrono stabilità, pianificabilità e accesso a personale qualificato
Il nuovo pacchetto negoziale «Bilaterali III» apporta miglioramenti fondamentali perché rafforza la sicurezza di pianificazione per le imprese, modernizza gli accordi esistenti e crea in tal modo chiarezza e certezza del diritto. Inoltre consente un’immigrazione orientata al mercato del lavoro. Un’economia ben funzionante e in espansione presenta una maggiore necessità di manodopera qualificata estera e viceversa. In questo contesto, i lavoratori immigrati qualificati integrano il potenziale della manodopera locale senza soppiantarlo.
Rischi sì, ma gestibili e controllabili
Ovviamente, il pacchetto negoziato non è privo di rischi. Uno in particolare sono gli elementi istituzionali della futura cooperazione con l’UE. L’evoluzione dinamica del diritto non è però priva di vantaggi, perché garantisce l’applicazione di regole uniformi in tutti i settori in cui la Svizzera partecipa al mercato interno europeo. Questo crea certezza giuridica, ma richiede anche vigilanza. Ad esempio, future modifiche legislative a livello europeo potrebbero ripercuotersi sulla legislazione locale. Ma «dinamico» non significa «automatico»: la Svizzera ha infatti l’ultima parola e siede al tavolo del processo legislativo all’interno dell’UE. Inoltre vengono salvaguardati anche interessi centrali del nostro paese, come la protezione dei salari. Le misure in questo senso concordate con le parti sociali e la protezione giuridica sovraordinata di una clausola di non regressione assicurano che l’attuale livello di protezione rimanga invariato.
Anche il recepimento parziale della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE presenta alcune difficoltà, perché può comportare una limitata pressione migratoria aggiuntiva e, di conseguenza, anche un lieve aumento della spese sociali. Tuttavia, la Svizzera dispone come strumento di emergenza di una clausola di salvaguardia che può essere attivata qualora i problemi legati all’immigrazione diventino troppo gravi.
Pragmatismo anziché ideologie
Questo pacchetto è il risultato di un compromesso raggiunto faticosamente ma riuscito, che, come ogni compromesso, richiede anche delle concessioni. Tuttavia, chi valuta con obiettività opportunità e rischi, si rende conto che i vantaggi sono nettamente superiori. Il pacchetto negoziale dei Bilaterali III rafforza la stabilità e la pianificabilità, garantisce gli investimenti e consente così alle imprese di operare anche in futuro in un contesto prevedibile.
[1] https://www.eeas.europa.eu/switzerland/european-union-and-switzerland_en
Testo: Roland A. Müller
Dai settori
Temi principali
Il partenariato sociale come solida base del mercato del lavoro svizzero
Il partenariato sociale svizzero favorisce soluzioni pratiche e orientate al consenso anziché un’eccessiva regolamentazione statale. Sia in azienda che a livello settoriale, promuove regole flessibili, rafforza la fiducia e garantisce la pace sociale. L’esempio dei Bilaterali III sul tema del mantenimento del livello di protezione dei salari mostra come le parti sociali trovano compromessi sostenibili e dove si pongono consapevolmente dei limiti.
Il partenariato sociale come solida base del mercato del lavoro svizzero
Il partenariato sociale svizzero punta su soluzioni praticabili al posto di un eccesso di regolamentazione statale. La sua forza risiede nella vicinanza alle imprese, nel dialogo alla pari e nelle soluzioni condivise. La sua efficacia è dimostrata in modo esemplare dai negoziati sui «Bilaterali III» nell’ambito delle misure di protezione dei salari.
L’obiettivo del partenariato sociale è sviluppare soluzioni praticabili e sostenibili per mantenere un mercato del lavoro ben funzionante e flessibile, senza che lo Stato debba regolamentare tutto dall’alto. Il partenariato sociale è un sistema collaudato di regolamentazione del mercato del lavoro orientato al consenso, che garantisce un approccio pratico e contribuisce a regolamentare solo gli aspetti che richiedono di esserlo, in proporzioni orientate alla vita quotidiana effettiva.
I partenariati sociali esistono a diversi livelli e riguardano numerosi temi. In particolare va accolto con favore un partenariato sociale interno funzionante. In questo ambito la direzione aziendale, i collaboratori e le rappresentanze dei lavoratori (ad esempio la commissione del personale) collaborano direttamente e stabiliscono regole flessibili. Questa vicinanza favorisce la fiducia e l’accettazione, mantiene le regole a livello aziendale ed evita così un’inutile sovraregolamentazione da parte della politica. Il partenariato sociale all’interno dell’azienda ha lo scopo di risolvere tempestivamente i conflitti a livello aziendale, prima che la situazione degeneri, agendo in modo pragmatico, orientato alle soluzioni e ispirato alla quotidianità. Da questo va distinto il partenariato sociale esterno, che si svolge al di fuori delle singole aziende e del quale si occupano i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro, talvolta con la partecipazione della Confederazione.

Bilaterali III: le parti sociali cercano e trovano soluzioni per garantire la protezione dei salari
Il significato del partenariato sociale nel lavoro quotidiano dell’Unione svizzera degli imprenditori può essere illustrato in base al tema del pacchetto contrattuale per la stabilizzazione e l’ulteriore sviluppo delle relazioni Svizzera-UE («Bilaterali III»). Per quanto riguarda la protezione dei salari nel quadro dei «Bilaterali III», la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha puntato consapevolmente sul partenariato sociale e ha invitato ai colloqui quattro parti sociali, ovvero Unione svizzera delle arti e mestieri (usam), Travail.Suisse, Unione sindacale svizzera (USS) e Unione svizzera degli imprenditori (USI). La parte dei datori di lavoro (USI e usam) aveva riunito specificamente la propria delegazione in base ai settori particolarmente colpiti, in particolare edilizia e falegnameria, per introdurre direttamente le realtà aziendali nella discussione. L’attenzione era rivolta a soluzioni pratiche e praticabili.
Un intenso processo di ricerca di soluzioni protrattosi per settimane
Circa 60 riunioni tecnico-specialistiche sono servite a illustrare e concretizzare in un testo di legge le nuove procedure, come un processo di notifica molto più digitalizzato, una cauzione limitata ai casi di recidiva e un preavviso ridotto a quattro giorni lavorativi. A tal fine si è lavorato su una misura alla volta. Altre 20 riunioni a livello di direzione sono servite a finalizzare le soluzioni elaborate dagli specialisti e ad approvarle reciprocamente.
Il processo è stato caratterizzato da intense discussioni e dalla volontà di trovare soluzioni insieme. Il risultato finale è stato un pacchetto di 13 misure di protezione dei salari che possono essere sostenute da tutte le parti coinvolte e che garantiscono la preservazione del livello di protezione precedente.
Nessuna intesa tra le parti sociali in merito alla misura 14
Vi sono però anche aspetti sui quali le parti sociali non hanno trovato alcun accordo. È il caso della cosiddetta misura di protezione dei salari 14, ovvero la protezione estesa dal licenziamento per i rappresentanti eletti dei lavoratori, i consigli di fondazione e i cosiddetti comitati direttivi di settore, ossia determinati rappresentanti sindacali nelle aziende. Per rispondere a questa richiesta dei sindacati, il Consiglio federale ha quindi deciso di mantenere la misura 14 nonostante l’opposizione dei datori di lavoro e di porla in consultazione.Al termine della consultazione, all’inizio di febbraio 2026, il Consiglio federale ha apportato alcune modifiche sostanziali alla misura 14, tenendo conto delle principali critiche sollevate dai datori di lavoro.
Il partenariato sociale è una cultura del compromesso vissuta nel concreto
Le trattative e l’accordo raggiunto nell’ambito delle 13 misure di protezione dei salari concordate dimostrano in modo esemplare come funziona il partenariato sociale svizzero: è efficace se viene vissuto attivamente e se tutte le parti coinvolte discutono e negoziano da pari a pari. Non c’è posto per pretese massimaliste, perché non ottengono consenso e non riescono a raggiungere la maggioranza. A trarne vantaggio è il sistema svizzero, che vive di compromessi sostenibili nell’interesse della collettività.
Testo: Daniella Lützelschwab
Mercato del lavoro: il 2025 in breve
Un anno all’insegna della controversia doganale con
gli USA
I dazi addizionali del 39% imposti il 7 agosto 2025 dagli Stati Uniti su gran parte delle esportazioni svizzere hanno colpito duramente l’economia locale. In questa fase turbolenta, l’indennità per lavoro ridotto (ILR) si è dimostrata uno strumento collaudato per salvaguardare posti di lavoro ed evitare licenziamenti per motivi congiunturali. Nella sessione autunnale è stata approvata l’iniziativa parlamentare 25.441 che, con un adeguamento urgente della legge, consente una proroga temporanea del periodo di riscossione dell’ILR a 24 mesi complessivi, decisione accolta con favore dai datori di lavoro. Una svolta per l’economia svizzera è seguita a metà novembre con l’accordo doganale. La Svizzera e gli Stati Uniti hanno concordato provvisoriamente un dazio del 15%. Per il momento questa misura ha portato sollievo a un’economia orientata all’export, anche se per molte imprese permangono incertezze.
La conciliabilità tra lavoro e famiglia rimane un tema importante
Anche nel 2025 la conciliabilità tra lavoro e famiglia è stata un tema centrale per il mercato del lavoro. Con l’edizione aggiornata del Manuale per le PMI «Lavoro e famiglia», pubblicata a maggio dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), soprattutto le piccole e medie imprese hanno ricevuto raccomandazioni pratiche per l’attuazione di soluzioni a misura di famiglia. Uno studio di Sotomo del 2024 commissionato dall’USI ha dimostrato che i modelli di orario di lavoro flessibile riducono lo stress, aumentano la soddisfazione sul lavoro e aiutano in particolare i genitori a conciliare lavoro e famiglia.
Rapporto della Confederazione sulla parità salariale – i datori di lavoro ritengono che servano maggiori informazioni
Il primo bilancio intermedio sull’attuazione dell’analisi della parità salariale del marzo 2025 indica che una parte delle aziende non ha ancora soddisfatto completamente i requisiti di legge e, in particolare, ha trascurato di informare i collaboratori. L’USI ritiene che in questo ambito servano maggiori informazioni. Un aspetto positivo è che circa l’81% delle aziende ha effettuato l’analisi.
Protezione salariale: l’approccio di controllo basato sul rischio si sta dimostrando valido
Il rapporto sulle misure di accompagnamento pubblicato dalla SECO nel giugno 2025 conferma ancora una volta che l’approccio di controllo basato sul rischio individua in modo mirato il dumping salariale e protegge efficacemente il mondo del lavoro svizzero d questo fenomeno. L’USI si impegna affinché questo sistema collaudato venga mantenuto.
Testo: Daniella Lützelschwab
Le regolamentazioni minano il principio professionale e di settoriale
La formazione professionale è un pilastro portante del mercato del lavoro svizzero, ma subisce sempre più una pressione politica verso la regolamentazione. Le richieste generiche come l’aumento generale delle vacanze, la seconda lingua o l’obbligo di formazione continua non sono sufficientemente incisive e si allontanano dalle realtà della formazione. Rimane decisivo un ulteriore sviluppo basato su dati concreti in linea con il principio professionale e settoriale e supportato da una forte collaborazione tra le parti.
Le regolamentazioni minano il principio professionale e settoriale
La formazione professionale duale è un pilastro fondamentale del mercato del lavoro svizzero. Il suo successo si basa anche sul principio professionale e settoriale. Ma questo modello è sempre più sotto pressione a causa di richieste politiche che non tengono conto della diversità delle professioni e delle realtà formative.
La formazione professionale nella sua attuale forma istituzionale è un modello svizzero di successo con una tradizione lunga circa 150 anni, che combina le basi scolastiche con la pratica aziendale, promuove la mobilità sociale ed è un fattore determinante per il bassissimo tasso di disoccupazione giovanile della Svizzera. Circa due terzi dei giovani scelgono questa strada, che offre loro contatti precoci con l’economia, esperienze pratiche e interessanti sbocchi futuri. Nonostante questi punti di forza, il sistema è oggetto di pressioni politiche e sociali. Vengono avanzate sempre più richieste, relative ad esempio a regole sulle vacanze, seconde lingue o formazione continua obbligatoria, che non tengono conto della varietà delle professioni e delle realtà concrete della formazione e si allontanano dai principi professionali e settoriali.
L’attrattiva non può essere gestita attraverso regolamentazioni forfettarie
Interventi politici, come la mozione 25.4163, presentata nel settembre 2025, sull’aumento del diritto legale alle vacanze a sei settimane per anno di apprendistato, oppure la petizione per otto settimane di vacanza lanciata in precedenza dall’Unione sindacale, mettono in luce il rischio di false soluzioni destinate a portare più danni che benefici. Queste richieste possono sembrare allettanti a prima vista, ma sono lontane dalla realtà e mettono a repentaglio un modello di successo come quello della formazione professionale duale.
Si parte dal presupposto che un maggior numero di settimane di vacanza migliori automaticamente la salute psichica. Tuttavia, studi e riscontri pratici dimostrano che gli apprendisti traggono vantaggio soprattutto dalla presenza costante in azienda e sono soddisfatti delle attuali regole sulle vacanze. Lo studio WorkMed sulla salute psichica degli apprendisti ha evidenziato ancora una volta che i problemi di questa natura hanno origine per lo più prima dell’inizio dell’apprendistato. È anche emerso che l’80% degli apprendisti percepisce la formazione professionale come un fattore di stabilizzazione, è orgoglioso del proprio lavoro e durante l’apprendistato percepisce un rinforzo psichico. Tutto questo li fa sentire più responsabili, ambiziosi e competenti. Le richieste generiche non sono sufficientemente incisive, ignorano le realtà specialistiche e individuali e possono compromettere la qualità della formazione.
La libertà contrattuale e le soluzioni settoriali funzionano
Il sistema esistente offre già oggi una flessibilità sufficiente. I settori o le singole aziende possono superare il minimo legale in termini di vacanze nei propri regolamenti, e spesso lo fanno. I datori di lavoro puntano consapevolmente sulla comprovata libertà contrattuale e su soluzioni specifiche dei loro settori, che consentono una formazione interessante, orientata alla pratica e individuale senza gravare in modo generale su tutte le aziende.
Le richieste motivate dalla politica vanno a scapito degli apprendisti
La richiesta di un aumento generale delle settimane di vacanza è principalmente motivata da ragioni politiche e fa parte di un profilo sindacale che ignora le nozioni centrali della formazione professionale. In questo ambito si prende consapevolmente atto del fatto che la pressione gravi proprio sui giovani che sperimentano stabilità, motivazione e possibilità di evolvere. Inoltre, alcuni apprendisti vengono messi ulteriormente sotto pressione se hanno a disposizione tempistiche inferiori per acquisire le competenze necessarie.
Al posto di interventi politici generici, serve una discussione costruttiva e obiettiva sull’evoluzione della formazione professionale, evitando richieste ideologiche e fuorvianti che portano al sistema e agli apprendisti più danni che benefici.
Vertice 2025: la formazione professionale non è un automatismo
In occasione del vertice sulla formazione professionale del novembre 2025, la Confederazione, i Cantoni e i partner sociali hanno discusso sotto la guida del consigliere federale Guy Parmelin le misure per rafforzarla. La formazione professionale duale non è né fine a sé stessa né un automatismo, ma uno strumento che deve garantire l’idoneità al mercato del lavoro. I datori di lavoro hanno ribadito il loro chiaro impegno a favore del partenariato e sottolineato l’importanza del principio professionale e settoriale come pilastro portante della formazione professionale duale. Solo uno sviluppo settoriale basato su dati concreti e improntato al partenariato può garantire a lungo termine la qualità e l’attrattività della formazione professionale.
Testo Nicole Meier
Formazione: il 2025 in breve
Il Parlamento accoglie con favore un pacchetto di misure ragionevole per il rafforzamento della formazione professionale superiore
Nella sua sessione invernale, il Consiglio nazionale, in qualità di seconda Camera, si è espresso chiaramente a favore del pacchetto di misure per il rafforzamento della formazione professionale superiore. Il pacchetto di misure approvato corrisponde alla proposta del Consiglio federale ed è il risultato di un processo pluriennale guidato dai partner della formazione professionale. Un elemento centrale è l’introduzione delle integrazioni «Professional Bachelor» e «Professional Master». Grazie a questa decisione di principio, le misure potranno essere attuate presumibilmente nell’estate 2026.
Barometro della transizione 2025: in leggero aumento la percentuale dei giovani che sceglie la formazione professionale di base
Il Barometro della transizione dimostra che il mercato dei posti di apprendistato rimane stabile nell’estate 2025. La metà dei circa 93 000 giovani ha iniziato una formazione professionale di base subito dopo aver terminato la scuola dell’obbligo. Prosegue quindi la tendenza osservata negli ultimi anni verso un leggero aumento della percentuale di giovani che optano per una formazione professionale duale.
L’apprendistato professionale ha effetti positivi sulla salute psichica di chi vi partecipa
Uno studio di WorkMed pubblicato a giugno dimostra che gli apprendisti sono soddisfatti dei loro apprendistati professionali e delle aziende formatrici. Circa il 90% di loro afferma di essere orgoglioso del proprio apprendistato. Il sondaggio condotto tra quasi 45 000 apprendisti di tutta la Svizzera analizza questioni relative alla loro salute psichica.
La formazione degli apprendisti continua ad essere un investimento che paga
L’indagine costi-benefici della Scuola universitaria federale per la formazione professionale conferma che la formazione professionale di base ripaga le aziende di apprendistato. Con un beneficio netto medio di 4500 franchi per anno abbondanti, l’apprendistato rimane un pilastro centrale per garantire la forza lavoro. I datori di lavoro considerano questi risultati un segnale importante a favore del sistema di formazione professionale nel suo complesso e delle imprese che investono in misura considerevole nella formazione dei lavoratori qualificati del futuro.
SwissSkills 2025 conclusi con successo
In occasione degli SwissSkills di settembre 2025, circa 1’100 giovani talenti hanno dato prova delle loro capacità in 150 discipline. La prossima edizione dei campionati delle professioni si terrà di nuovo a Berna nel 2027. Nel 2029 gli SwissSkills si disputeranno a San Gallo, dato che lo stesso anno a Ginevra si svolgeranno gli EuroSkills. Si tratta di un’opportunità unica per suscitare l’entusiasmo di tutta la Svizzera verso la formazione professionale.
Testo: Nicole Meier
La rete di sicurezza sociale alla prova
Il sistema svizzero delle assicurazioni sociali è esemplare. Eppure la necessità di riforme è evidente ovunque e sempre più forte. Mentre l’evoluzione demografica pone l’AVS e la previdenza professionale di fronte a grandi sfide, l’AI deve farsi carico di ulteriori obblighi finanziari, soprattutto a causa dell’aumento del numero di nuove rendite. Al fine di rendere stabile il sistema anche per le generazioni future, occorrono riforme strutturali e decisioni coraggiose.
La rete di sicurezza sociale alla prova
Il sistema previdenziale svizzero è considerato stabile, ma la sua sostenibilità è sempre più spesso messa alla prova. I cambiamenti demografici e il ripetuto rinvio delle riforme necessarie aggravano i rischi strutturali e la salvaguardia di questo sistema centrale richiede decisioni politiche oneste.
Il sistema previdenziale svizzero gode a ragione di un’eccellente reputazione e contribuisce in modo sostanziale alla coesione sociale e al benessere del paese. Eppure questo successo non deve nascondere il fatto che questo sistema è insidiato da rischi strutturali. Non ci sono rotture improvvise o collassi visibili, ma le sollecitazioni si accumulano nel corso degli anni. I referendum fanno la loro parte, come è avvenuto nell’ambito della tredicesima mensilità AVS. Come mostra il Barometro delle apprensioni di UBS, ciò porta a crescenti dubbi sulla stabilità delle casse di previdenza.
Il cambiamento demografico come prova fondamentale
Questa rete di sicurezza sociale ha una struttura stabile, ma oggi deve rispondere a sfide che non corrispondono alla forma con la quale è stata concepita. In particolare, la demografia sta raggiungendo i suoi limiti. Questo è prevedibile già da tempo, ma sia la politica che la popolazione rimandano una soluzione duratura del problema a data da destinarsi.
Sempre più pressione su AVS e previdenza professionale
Tutto questo porta a un aumento della pressione sulla previdenza per la vecchiaia. Nonostante la riforma AVS21, l’AVS si trova nuovamente ad affrontare gravi lacune di finanziamento, mentre ulteriori promesse di prestazioni non controfinanziate aggravano ulteriormente la situazione. Nella previdenza professionale, la questione della ridistribuzione strutturale dagli occupati ai beneficiari di rendite rimane irrisolta, dopo che i necessari adeguamenti sono falliti a livello politico e alle urne. A pagarne le conseguenze sono soprattutto le generazioni più giovani, la cui fiducia nell’affidabilità a lungo termine del sistema si sta progressivamente erodendo. L’equità intergenerazionale, un elemento centrale del sistema dei tre pilastri, è quindi sempre più sotto pressione.
Ciò che si delinea nella previdenza per la vecchiaia non è tanto il risultato di singole decisioni errate, quanto piuttosto l’espressione di un intasamento di riforme che si è aggravato nel corso degli anni. I problemi strutturali noti sono stati individuati da tempo, ma la loro elaborazione politica resta incompleta. Gli adeguamenti sono puntuali, mentre le scelte fondamentali, quelle che renderebbero il sistema più sostenibile, vengono rinviate. Di conseguenza aumenta non solo la pressione finanziaria sul sistema, ma anche la dipendenza da misure di finanziamento a breve termine.
Questa tendenza è accentuata dal fatto che le opere sociali funzionano come un sistema complessivo, ma vengono spesso considerate politicamente in modo isolato, mentre i problemi irrisolti in un settore si ripercuotono inevitabilmente su altri. Il no alla riforma LPP e la successiva discussione sulle singole misure del progetto fallito mettono in luce questa problematica: solo una riforma globale mantiene in equilibrio il sistema, mentre interventi isolati creano invece uno squilibrio che indebolisce la logica del sistema.
Il rischio principale: il ristagno delle riforme
La vera prova di resistenza per la rete di sicurezza sociale non risiede solo nei cambiamenti demografici, ma anche nel ristagno delle riforme politiche. Quelle attuate troppo tardi, unilateralmente o solo a metà rischiano di sbilanciare gli istituti di previdenza, e nel frattempo aumentano i costi delle successive correzioni, sia finanziarie che politiche. Un sistema sottoposto a tensioni strutturali per un lungo periodo è soggetto a interventi improvvisi e sotto pressione.
In vista dell’imminente riforma AVS 2030 si deve quindi prendere una decisione fondamentale. Non si tratta di sgravi a breve termine o degli interessi di singoli gruppi, ma di mantenere una rete di sicurezza sociale gestita in forma centralizzata. Alla luce della realtà demografica, è inevitabile discutere su come innalzare l’età media di pensionamento. Se le riforme necessarie verranno ulteriormente rinviate, le conseguenze potrebbero essere gravi. Più a lungo si rimandano una discussione onesta e scelte difficili, più la situazione diventa dolorosa. Diamoci da fare, per casse di previdenza stabili, per l’equità intergenerazionale e per la piazza economica svizzera.
Testo: Barbara Zimmermann-Gerster
Politica sociale: il 2025 in breve
AVS 2030: le linee guida del Consiglio federale deludono
Nel novembre 2025, il Consiglio federale ha presentato la propria proposta per una riforma dell’AVS per il 2030, nella quale si cercano invano misure strutturali efficaci che garantiscano il futuro dell’AVS a lungo termine. L’intervento su singoli parametri dal lato delle entrate rischia di portare soltanto a un ulteriore aggravio. I datori di lavoro criticano la posizione del Consiglio federale e trovano conferma del timore che voglia puntare su una politica simbolica e una tattica temporeggiatrice invece di intraprendere riforme urgenti.
La politica cerca misure per una migliore conciliabilità
Nel 2025 il Parlamento ha discusso diverse misure volte a promuovere la conciliabilità tra lavoro e famiglia. Le Camere non hanno dato seguito a diverse iniziative cantonali per l’estensione del congedo parentale. I datori di lavoro accolgono con favore queste decisioni. Un congedo parentale più lungo comporterebbe infatti un notevole carico di lavoro aggiuntivo, senza migliorare la conciliabilità a lungo termine.
Nella sessione invernale, il Parlamento ha deliberato a favore di un nuovo assegno di custodia al fine di sostenere finanziariamente i genitori che esercitano un’attività lucrativa nella cura dei figli complementare alla famiglia. La proposta costituisce una replica indiretta all’iniziativa sugli asili nido, che mira a regolamentare la custodia di bambini complementare alla famiglia in modo ancora più ampio e dispendioso. I datori di lavoro sostengono una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia, ma respingono fermamente l’eccesso di zelo dell’iniziativa sugli asili nido. Non è né equilibrato né sostenibile che i costi per il nuovo assegno di custodia siano sostenuti quasi esclusivamente dai datori di lavoro.
Promuovere il lavoro oltre l’età di riferimento
Con l’aumento della franchigia AVS e del supplemento di rendita, il Consiglio degli Stati intende rendere più interessante la prosecuzione dell’attività lavorativa dopo il raggiungimento dell’età di riferimento. Così ha deciso nella sua sessione estiva. Dal punto di vista dei datori di lavoro, queste misure meritano di essere sostenute, in quanto contribuiscono a sfruttare meglio il potenziale della manodopera nazionale.
Affrontare la necessaria revisione dell’AI
La difficile situazione finanziaria dell’AI e il crescente numero di nuove rendite richiedono misure efficaci. Per questo motivo, a giugno il Consiglio federale ha posto le basi per una nuova revisione dell’AI, con l’obiettivo di frenare l’aumento dei nuovi accessi alle rendite e incentivare le uscite dall’assicurazione. I datori di lavoro accolgono con favore l’avvio da parte del Consiglio federale della revisione dell’assicurazione per l’invalidità.Devono essere evitati ulteriori contributi salariali.
Sostegno alla reintegrazione
Per aiutare le persone malate o infortunate a rientrare sul posto di lavoro e dare sostegno ai loro datori di lavoro, l’associazione Compasso a maggio 2025 ha lanciato il «profilo reWork». Questo tool online specifico per il settore è stato sviluppato su mandato dell’Unione svizzera degli imprenditori e con il sostegno del Dipartimento federale dell’interno (DFI).
Testo: Barbara Zimmermann-Gerster
Romanda
Antenna romanda

La Federazione delle imprese romande (FER), uno dei principali attori economici di tutta la Svizzera romanda, è entrata a far parte dell’Unione svizzera degli impresari (USI) il 1º gennaio 2026. Questa adesione consente all’USI di rafforzare la propria rappresentatività nella Svizzera romanda, dove conta ormai undici membri. Il 30 novembre 2025, l’iniziativa per un salario minimo orario di 23 franchi è stata respinta dal 53% degli elettori friburghesi. Con questo rifiuto, Friburgo diventa così l’unico cantone della Romandia ad aver detto no al salario minimo.
Antenna romanda
La Federazione delle imprese romande (FER), uno dei principali attori economici della Svizzera francese, ha deciso di aderire all’Unione svizzera degli impresari (USI) come membro a partire dal 1º gennaio 2026. Fondata a Morat il 30 luglio 1947, l’organizzazione ha sede a Ginevra e riunisce sei associazioni padronali interprofessionali cantonali di Ginevra, Friburgo, Neuchâtel, Giura e Vallese. Rappresenta quindi i datori di lavoro di tutta la Svizzera romanda, ad eccezione del Canton Vaud. La FER conta oltre 47 000 membri, tra cui quasi 30 000 imprese. Questa adesione consente all’USI di rafforzare la propria rappresentatività nella Svizzera romanda, dove conta ormai undici membri. Nel 2024, USI ha anche stretto una partnership con il Centre patronal.
Salario minimo in Svizzera romanda
Nel maggio 2014, il 76% degli svizzeri ha respinto l’iniziativa popolare sui salari minimi. Il testo non ha trovato favore in nessun cantone. Il caso sembrava risolto: nel paese del partenariato sociale, un salario minimo stabilito per legge non ha senso. Undici anni dopo il voto federale, questi principi di buona governance sembrano essere stati dimenticati e cinque cantoni, tra cui tre romandi – Neuchâtel (nel 2017), Giura (nel 2018) e Ginevra (nel 2020) – hanno introdotto un salario minimo.
Che bilancio si può trarre dall’introduzione del salario minimo nella Svizzera romanda? Uno studio condotto dall’Università di Ginevra dimostra che il salario minimo riduce le possibilità dei giovani non diplomati tra i 18 e i 25 anni di trovare rapidamente un lavoro e costituisce un ostacolo all’occupazione dei tirocinanti. Inoltre, ha un impatto negativo anche sul tasso di reinserimento nel mercato del lavoro dei disoccupati dai 55 anni in su. L’esperienza ginevrina dimostra che il salario minimo disincentiva la formazione, poiché i lavoratori non qualificati ricevono la stessa retribuzione di quelli qualificati. Peggio ancora, molti giovani possono essere tentati di rinunciare all’apprendistato.
Il 30 novembre 2025, a Friburgo, l’iniziativa per un salario minimo orario di 23 franchi è stata respinta dal 53% degli elettori. È evidente la constatazione che l’opposizione più netta si trova nei distretti di lingua tedesca. Con questo rifiuto, Friburgo diventa così l’unico cantone della Romandia ad aver detto no al salario minimo. Nel 2026, anche i cittadini vodesi e vallesani dovranno pronunciarsi su iniziative cantonali che raccomandano l’introduzione di un salario minimo legale.
Testo: Marco Taddei
Internazionale
Politica padronale internazionale:
il 2025 in breve
La 113a sessione della Conferenza internazionale del lavoro (CIL) si è svolta dal 2 al 13 giugno a Ginevra, In questa occasione, i delegati hanno adottato la convenzione n. 192 sulla prevenzione e la protezione dai pericoli biologici nell’ambiente di lavoro. Ad aprile 2025, il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione la convenzione n. 190 sull’eliminazione delle violenze e delle molestie nel mondo del lavoro. La maggior parte delle associazioni aderenti all’Unione svizzera degli imprenditori (USI) intervistate sostiene questa convenzione.
Politica padronale internazionale: il 2025 in breve
Conferenza internazionale del lavoro 2025
La 113a sessione della Conferenza internazionale del lavoro (CIL) si è svolta dal 2 al 13 giugno a Ginevra, con la partecipazione di circa 5400 persone. In questa occasione, i delegati hanno adottato la convenzione n. 192 e una raccomandazione sulla prevenzione e la protezione dai pericoli biologici nell’ambiente di lavoro, che impongono ai datori di lavoro di attuare misure preventive e di protezione in collaborazione con i lavoratori, i quali devono inoltre essere informati e formati sui rischi e sui pericoli.
In occasione della CIL 2025, una prima discussione normativa si è occupata dell’economia delle piattaforme. Nel 2026, questa potrebbe portare all’adozione di una convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sul lavoro dignitoso nell’economia delle piattaforme digitali. Tuttavia, questa ambizione normativa non è gradita ai datori di lavoro. L’Organizzazione internazionale dei datori di lavoro (OIE) si è opposta all’adozione di una convenzione come quella proposta dall’OIL, esprimendosi a favore di una raccomandazione non vincolante. Questa posizione è sostenuta anche dai datori di lavoro svizzeri.
Consultazione sulla convenzione n. 190 dell’OIL
La convenzione n. 190 sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, adottata dalla Conferenza internazionale del lavoro nel 2019, riconosce il diritto di ogni individuo a un mondo del lavoro libero da violenze e molestie, e obbliga gli Stati membri dell’OIL a rispettare, promuovere e attuare tale diritto.
Nell’aprile 2025, il Consiglio federale ha sottoposto questa convenzione a consultazione. La maggior parte delle associazioni aderenti all’Unione svizzera degli imprenditori (USI) intervistate sostiene questa convenzione per tre ragioni principali. In primo luogo, il diritto svizzero è compatibile con la convenzione n. 190, la cui ratifica non richiede né l’adozione né la modifica di una legge o di un’ordinanza. Inoltre, nessuna disposizione della convenzione è direttamente applicabile nel diritto svizzero. In secondo luogo, la ratifica di questo testo non comporterà ulteriori obblighi per le nostre imprese e la flessibilità del nostro mercato del lavoro non sarà ostacolata. In terzo luogo, in caso di mancata ratifica, la Svizzera potrebbe essere il primo e unico Stato a opporsi alla convenzione n. 190. Una situazione del genere sarebbe difficilmente comprensibile per i suoi partner e indebolirebbe la credibilità della Svizzera sulla scena internazionale.
Testo: Marco Taddei

Il parere del capo economista 2025
Non confondere il meteo con il clima
Nel 2025, un raffreddamento congiunturale ha determinato una certa distensione nel mercato del lavoro svizzero. Ma l’allentamento della pressione è solo temporaneo e dietro la distensione statistica si cela una crescente lacuna strutturale. È il clima (la demografia) a indicare la direzione, anche se il meteo (la congiuntura) prevede una distensione nel breve periodo.
Non confondere il meteo con il clima
Nel 2025, un raffreddamento congiunturale ha determinato una certa distensione nel mercato del lavoro svizzero. Ma l’allentamento della pressione è solo temporaneo e dietro la distensione statistica si cela una crescente lacuna strutturale. È il clima (la demografia) a indicare la direzione, anche se il meteo (la congiuntura) prevede una distensione nel breve periodo.
Nel 2025, nel corso di numerosi colloqui sono state poste queste domande: la carenza di manodopera è finita? I campanelli d’allarme delle associazioni di categoria erano esagerati? Il numero di posti vacanti è leggermente diminuito, e la disoccupazione è aumentata. A prima vista, questo potrebbe essere interpretato come un punto di svolta, ma questa impressione è ingannevole.
Per inquadrare correttamente la situazione, è utile fare una semplice distinzione: la congiuntura rappresenta il tempo meteorologico, la demografia il clima. Dal punto di vista congiunturale, il 2025 è stato un anno freddo. Le incertezze dell’economia mondiale e una domanda timida da parte dei partner commerciali importanti hanno frenato la propensione agli investimenti e alle assunzioni anche in Svizzera. Di conseguenza, il numero di posti vacanti è diminuito e la disoccupazione è tendenzialmente aumentata. Questo fa parte di ogni ciclo congiunturale, ma non rappresenta un punto di svolta strutturale.
Questo perché è la demografia, ovvero il clima nella nostra analogia, a dettare la tendenza a lungo termine e a caratterizzare il mercato del lavoro svizzero. Attualmente, un gran numero di baby boomer abbandona la vita lavorativa e la Svizzera perde ogni anno circa 25 000 lavoratori a causa del minor numero di giovani che entrano nel mercato del lavoro. Non appena la congiuntura comincerà a riprendersi, il divario tra domanda e offerta di manodopera si allargherà di nuovo.
Negli ultimi anni l’immigrazione ha parzialmente colmato questa lacuna, sostenendo così la creazione di valore e il finanziamento delle istituzioni sociali. Eppure, non si tratta di un ammortizzatore illimitato. Anche i nostri vicini europei invecchiano, mentre la concorrenza per la manodopera, in particolare quella qualificata, è in aumento, e l’attrattiva di un luogo di lavoro dipende più che mai dalla prevedibilità. Costi abitativi elevati, infrastrutture fortemente sollecitate e incertezze politiche riducono l’affidabilità di questa valvola. Questo rende ancora più importanti relazioni stabili e affidabili con l’UE, che garantiscano un accesso adeguato e privo di burocrazia al mercato del lavoro, oltre all’integrazione economica.
la disoccupazione e la carenza di manodopera possono coesistere.
A ciò si aggiunge un punto spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, ovvero il fatto che la disoccupazione e la carenza di manodopera possono coesistere. Il mercato del lavoro non funziona come una semplice bancarella con un prezzo. Ci vogliono delle corrispondenze. Qualifiche, sede, salario e aspettative tra lavoratore e datore di lavoro devono essere compatibili. Grazie alla formazione professionale, la Svizzera è ben posizionata in questo senso, eppure da tempo trovare una corrispondenza è diventato più difficile.
La carenza di manodopera non è quindi passata, e il 2025 è stato piuttosto una pausa congiunturale. Ora si tratta di sfruttarla per consolidare il paese, prima che la pressione demografica aumenti di nuovo. Tre leve sono decisive in questo senso. In primo luogo, sfruttare meglio il potenziale della manodopera locale, ad esempio perfezionando la conciliabilità tra lavoro e famiglia, eliminando i disincentivi per il lavoro aggiuntivo, migliorando gli incentivi per il lavoro in età avanzata o frenando la crescita del personale nell’amministrazione. In secondo luogo, aumentare la produttività attraverso l’innovazione, la digitalizzazione, l’automazione, la riduzione della burocrazia e l’impiego mirato dell’intelligenza artificiale. In terzo luogo, le condizioni quadro devono essere adeguate, senza alcun contributo salariale aggiuntivo o misura che indebolisca la piazza o costituisca un inutile autogol.
Testo: Dr. Patrick Chuard-Keller
L’anno dell’USI 2025 in cifre
Associazione
Membri
93
Si tratta di:
Organizzazioni settoriali
~ 44
Organizzazioni regionali
45
Imprese individuali
4
Aziende
~ 100 000
Di lavoratori
~ 2 000 000
Gruppi di lavoro
4
Politica
Risposte a procedure di consultazione
24
Affari nella sessione
76
Organi direttivi
33
Consultazioni
10
La voce dei datori di lavoro svizzeri
Disclaimer
linguaggio appropriato al genere
L’Unione svizzera dei datori di lavoro (USI) condivide l’opinione secondo cui le disuguaglianze affondano le loro radici nelle strutture sociali e nei modelli di pensiero diffusi. Per questo motivo, nell’ambito della sua politica a favore dei datori di lavoro, l’USI si impegna, ad esempio, a favore delle pari opportunità.
Nel linguaggio utilizzato, l’UAS presta attenzione alla leggibilità e alla comprensibilità. Termini come «datore di lavoro», «lavoratore» o «collaboratore» sono, secondo l’interpretazione corrente dei linguisti, l’incarnazione di un termine collettivo per un gruppo non specifico dal punto di vista del genere.
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L’esercizio di tali diritti richiede generalmente che l’utente dimostri chiaramente la propria identità (ad esempio, mediante una copia della carta d’identità, qualora la sua identità non sia chiara o non possa essere verificata). Per far valere i propri diritti, è possibile contattarci all’indirizzo indicato al capitolo 1.
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